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Il vino
Mi soffermo volentieri su questo rosso della Maremma Toscana per una ragione molto concreta: racconta un terreno vulcanico e un vitigno rimasto a lungo nell'ombra. Il Poggio Pinzo Ciliegiolo 2020 associa questa origine singolare a un affinamento in anfore di terracotta, senza cercare di mascherare il carattere dell'uva sotto un affinamento in botte.
La tenuta Sassotondo si trova nella zona di Sovana e Pitigliano, in Maremma, non lontano dal lago di Bolsena. Edoardo Ventimiglia e Carla Benini hanno cominciato a esplorare il potenziale viticolo di queste terre nel 1990, interessandosi ai suoli originati dall'attività vulcanica e al Ciliegiolo, vitigno che desideravano valorizzare. Il nome Poggio Pinzo rimanda al vulcano la cui eruzione ha lasciato le scorie presenti nel vigneto. Qui, la geologia non è quindi un semplice sfondo: è al cuore dell'identità del vino.
Le viti, piantate nel 1995 su un tufo vulcanico di tessitura media, sono coltivate in agricoltura biologica. L'annata 2020 è ottenuta da Ciliegiolo e rientra nella DOC Maremma Toscana. Dopo una vendemmia manuale, le uve diraspate fermentano in piccole anfore di terracotta da 7 a 8 ettolitri. Il vino vi resta poi dodici mesi con le bucce, prima di essere pressato e trasferito in vasche di acciaio. Questo percorso preciso conferisce a questa bottiglia una personalità legata insieme al vitigno, al luogo e alla scelta dell'anfora.
Le informazioni di degustazione disponibili non descrivono con precisione il colore né gli aromi: preferisco non inventare sfumature di colore o di frutta. Collocano tuttavia il profilo a metà strada tra fruttato e speziato, con un'intensità corporea piuttosto presente. La scheda lo colloca dalla parte di un vino giovane piuttosto che segnato dalla botte, in linea con il suo affinamento in terracotta e poi in acciaio. Ci si può quindi aspettare un rosso in cui frutto e spezie si rispondono, senza che l'uno prenda nettamente il sopravvento. Il Ciliegiolo resta il filo conduttore di questa espressione, mentre la terra vulcanica dona al vino il suo radicamento geografico.
Lo servirei con carni bianche arrosto o alla griglia, così come con carni rosse: sono gli abbinamenti proposti per questo vino, e il suo corpo dovrebbe reggere bene la tavola. Per una serata in cui si vuole parlare tanto del contenuto del bicchiere quanto della sua origine, il Poggio Pinzo 2020 offre un argomento concreto: un Ciliegiolo biologico, vigne su tufo vulcanico e un affinamento in anfore. Servitelo durante un pasto senza formalità, lasciategli il tempo di aprirsi nel bicchiere e assaggiatelo pensando a quel paesaggio della Maremma che le scorie hanno plasmato.
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