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Il vino
C'è in questo Chianti Classico un modo molto toscano di tenere insieme freschezza, frutto e materia. Il Fonterutoli 2024 si basa sul Sangiovese, accompagnato da Colorino e Malvasia Nera, poi su un affinamento di dodici mesi in barrique di rovere francese. Lo consiglio a chi cerca un rosso di carattere ma leggibile, dove il frutto maturo non maschera né l'acidità né il rilievo del terroir.
La cantina di Mazzei si trova al Castello di Fonterutoli, in provincia di Siena, nel cuore del Chianti Classico. La denominazione DOCG prende forma qui su colline che dominano la Val d'Elsa, tra 220 e 550 metri di altitudine. La tenuta evoca una storia familiare legata a Ser Lapo, al quale la fonte attribuisce il primo uso del termine «chianti» per indicare un vino toscano. Questa profondità storica offre un contesto alla bottiglia, senza distogliere l'attenzione da ciò che esprime oggi.
Il vino proviene da 120 parcelle dai suoli rocciosi, segnati dal calcare e da blocchi di arenaria. Questo terreno, unito all'esposizione dei vigneti e al microclima, spiega il soprannome di «vino delle pietre» dato al Fonterutoli. La conduzione della vigna e la vendemmia sono effettuate a mano; la raccolta si svolge in più passaggi affinché le uve arrivino in cantina alla maturazione ottimale. L'uvaggio dell'annata 2024 comprende il 90% di Sangiovese, il 5% di Colorino e il 5% di Malvasia Nera. Dopo 16-18 giorni di fermentazione e macerazione a temperatura controllata, il vino viene affinato dodici mesi in botti di rovere, di cui il 40% di botti nuove.
Nel bicchiere, il suo colore è di un rosso rubino intenso. Il naso associa delicate note di ciliegia matura e prugna nera a un tocco di spezie, poi a un fondo terroso che evoca i profumi del bosco. In bocca la texture è setosa; i tannini ben integrati danno struttura senza irrigidire l'insieme, mentre un'acidità fresca sostiene la struttura e prolunga la sensazione di frutto. L'affinamento apporta una sottile sfumatura di vaniglia, presente in secondo piano piuttosto che in primo piano. Trovo questo equilibrio tra frutto, freschezza e legno particolarmente interessante per un vino prevalentemente di Sangiovese: conserva slancio offrendo una materia abbastanza ampia da accompagnare un pasto.
Lo servirei con carni bianche arrosto, pasta o carne rossa, come suggeriscono i suoi tannini misurati e la sua acidità vivace. Un piatto di pasta accompagnato da un sugo dalle note terrose richiamerebbe il suo profilo, mentre una carne rossa permetterebbe di apprezzarne ancora di più la struttura. È una bottiglia da stappare durante un pasto conviviale, quando hai voglia di un rosso toscano che accompagna senza sovrastare. Lasciagli qualche istante nel bicchiere perché i frutti e le spezie si rivelino, poi prenditi il tempo di seguire questo filo, dal rubino intenso alle sfumature di pietra e di bosco.
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