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Il vino
Il Guercio 2023 attira l'attenzione con un approccio che mette in primo piano il Sangiovese e la sua origine: una parcella d'altura, una coltivazione biologica e un affinamento in vasche di cemento. Mi piace anche la sua storia, legata allo sguardo singolare di Sean O'Callaghan sulla Toscana e a un soprannome che dona al vino un'identità immediatamente riconoscibile.
La Tenuta di Carleone nasce nel 2012 a Radda in Chianti, in provincia di Siena. Il progetto è portato avanti da Sean O'Callaghan e dal suo amico Karl Egger. Originario dell'Inghilterra, Sean si è formato in enologia in Germania prima di stabilirsi in Toscana. Secondo il racconto della tenuta, la sua conoscenza dei terroir e dei microclimi locali alimenta il suo legame con il Sangiovese. Il Guercio, che in italiano significa "lo strabico", è un soprannome affettuoso dato a Sean, cieco dell'occhio destro dalla nascita.
Per questa annata 2023, il vino rientra nell'IGP Toscana e proviene da una parcella situata a Gaiole in Chianti, a 700 metri di altitudine. È elaborato al 100% con Sangiovese, coltivato secondo principi biologici e biodinamici; la coltivazione biologica è confermata. In cantina, le uve fermentano in vasche di cemento con lieviti indigeni. La scheda indica cinque mesi di vinificazione, di cui il 20% delle uve con i raspi, seguiti da un affinamento di un anno negli stessi contenitori. La scelta del cemento accompagna la ricerca di freschezza e del rispetto del frutto, senza affinamento in legno menzionato. Il vino viene imbottigliato senza filtrazione né chiarifica, con un'aggiunta minima di solfiti.
Le informazioni disponibili non forniscono note precise sul colore, sul naso o sui profumi al palato; preferisco non attribuirgliene. La scheda colloca comunque Il Guercio a metà strada tra fruttato e speziato, con un corpo di media ampiezza. Lo colloca anche tra giovinezza e un affinamento segnato dal legno: un riferimento da leggere con sfumature, poiché l'affinamento qui descritto avviene nel cemento. Queste indicazioni delineano un rosso in cui il frutto conserva il suo posto, accompagnato da una dimensione speziata, senza pretendere di descrivere sensazioni che non sono documentate.
Lo abbinerei a carni rosse o bianche, selvaggina, salumi o formaggi a pasta morbida, abbinamenti proposti per questo vino. Una tavola di stagione, qualche piatto semplice e il tempo di lasciare esprimere il Sangiovese si addicono al suo profilo. Se cerchi una bottiglia toscana la cui identità si basa sul vitigno, sull'altitudine e su una vinificazione in cemento piuttosto che su note di degustazione enfatiche, Il Guercio 2023 merita un posto a tavola. Servilo durante un pasto condiviso e prenditi il tempo per farti una tua opinione.
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