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Il vino
Retengo questo rosso per il suo legame con le colline del Chianti e per la sua espressione, dichiarata fruttata e speziata, senza ricerca di pesantezza. Ottenuto da Sangiovese e coltivato in agricoltura biologica, offre un'interessante porta d'accesso al lavoro di Tenuta Di Carleone. Le informazioni disponibili non riportano tuttavia note aromatiche precise: meglio lasciare che sia il bicchiere a parlare piuttosto che attribuirgli profumi immaginari.
Tenuta Di Carleone si trova nel cuore del Chianti, nel paesaggio ondulato tra Siena e Firenze. La tenuta coltiva venti ettari di vigneti circondati da boschi, piccoli corsi d'acqua e pianure. Il suo progetto rivendica un omaggio ai confini storici del Chianti Storico e si inserisce in un territorio in cui l'identità del vino è strettamente legata al Sangiovese. La conduzione dei vigneti è biologica, con metodi biodinamici descritti come rispettosi dell'equilibrio naturale del luogo.
Alla guida della tenuta, Sean O'Callaghan segue il lavoro in vigna e in cantina. Le uve sono vendemmiate a mano e selezionate nelle parcelle. La vinificazione prevede lieviti indigeni, macerazioni prolungate e un intervento limitato di solfiti. Una precisazione è necessaria sulla denominazione: il nome del vino lo presenta come Chianti Classico, mentre l'indicazione di stile fornita lo classifica come IGP Toscana. Gli elementi disponibili non permettono di risolvere questa differenza; preferisco quindi segnalarla piuttosto che passarla sotto silenzio.
Il profilo dichiarato lo colloca a metà della scala del corpo, tra leggero e strutturato, con un carattere fruttato piuttosto marcato e una componente speziata presente. Si colloca inoltre a metà strada tra giovinezza e affinamento in legno. Non sono documentati né il colore del vino né aromi precisi, quindi non posso descrivere onestamente note di ciliegia, di fiori o di spezie particolari. Anche le indicazioni sull'affinamento divergono: una menziona diciotto mesi in vasche di acciaio inossidabile e cemento, l'altra un assemblaggio di acciaio inossidabile e botti di rovere. Questa riserva non impedisce di riconoscere una ricerca di finezza e di rispetto del frutto, ma invita a non sovrainterpretare il profilo.
Lo servirei con carni bianche, carni rosse o selvaggina, abbinamenti proposti per questo vino e coerenti con il carattere speziato annunciato. Può accompagnare anche un tagliere di salumi o formaggi stagionati, per un pasto semplice in cui il Sangiovese mantiene il suo posto senza richiedere messe in scena. Stappalo quando hai voglia di un rosso di carattere, ma lascia che abbia il tempo di esprimersi nel bicchiere: qui l'interesse risiede tanto nel paesaggio e nelle scelte colturali quanto nelle sensazioni che scoprirai a tavola.
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