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Il vino
Ti consiglio questo Brunello per la sua radice molto precisa: un Sangiovese coltivato sui pendii di Castelnuovo dell’Abate, a sud di Montalcino, poi affinato a lungo in grandi botti. Qui la ricerca di finezza passa dal luogo e da una vinificazione tradizionale, piuttosto che dall’ostentazione.
Poggio di Sotto si trova nella parte meridionale della denominazione DOCG Brunello di Montalcino, vicino a Castelnuovo dell’Abate. Le viti occupano un anfiteatro naturale riparato dal monte Amiata, su terrazze situate tra 200 e 400 metri di altitudine. La loro esposizione varia, mentre le brezze della valle dell’Orcia scorrono sulle colline. I suoli, poveri e sassosi, mescolano principalmente argilla e calcare. Secondo la descrizione disponibile, le viti di Sangiovese hanno in media 25 anni: le loro radici penetrano in questi terreni magri, che limitano il vigore della vite.
Maria Iris e Claudio Tipa hanno rilevato la Fattoria Poggio di Sotto nel 2011, nell’ambito di un progetto vitivinicolo costruito nel tempo. Questo Brunello proviene da Sangiovese e l’azienda risulta praticare l’agricoltura biologica. Per l’annata 2017, i grappoli vengono selezionati con cura prima di essere trasferiti in tini di legno. La fermentazione avviene con lieviti indigeni, accompagnata da una lunga macerazione con le bucce. Dopo la fermentazione malolattica, il vino riposa 30 mesi in botti di rovere da 30 ettolitri. Questa scelta di grandi contenitori mira a preservare l’espressione del terroir senza dare al legno un ruolo appariscente.
Il colore è quello di un vino rosso affinato in legno. Le indicazioni di degustazione disponibili non descrivono con precisione il suo colore, i suoi aromi né i suoi sapori; preferisco quindi non attribuirgli note inventate. La descrizione del vino evoca comunque sfumature floreali che il riposo in botte contribuisce a far emergere, nonché una trama che l’affinamento arrotonda. La sua identità è inoltre presentata come minerale, in sintonia con i suoli calcarei e sassosi di Poggio di Sotto. Per l’abbinamento lo servirei con una carne arrosto o un piatto brasato alle erbe, lasciando che il Sangiovese accompagni dolcemente la ricchezza del pasto. Stappalo quando puoi concedergli tempo a tavola: è una bottiglia da ascoltare tanto quanto da condividere.
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