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Il vino
C'è in questo Ipsus una freschezza vivace che dà al Sangiovese uno slancio immediato, senza cancellare la profondità acquisita in botte. Lo consiglio per il suo equilibrio piuttosto che per la potenza: ciliegia nera, erbe balsamiche, spezie e mineralità compongono un vino sfumato, al tempo stesso franco e meditativo. La sua materia resta contenuta, ma il finale lascia intravedere splendidi sviluppi.
Il Caggio designa al tempo stesso un villaggio medievale e la tenuta che ne porta il nome, in mezzo alle colline toscane piantate di Sangiovese. La famiglia Mazzei vi prosegue una lettura attenta dell'origine: le parcelle e i cloni sono vinificati separatamente per preservarne le differenze. Ipsus è presentato come una cuvée di parcella unica, elaborata a partire da sette cloni di Sangiovese, di cui quattro frutto di decenni di ricerca propria della tenuta. Le viti raggiungono fino a 350 metri di altitudine, un contesto in cui freschezza e profondità possono rispondersi. Il vino è indicato come DOCG Chianti Classico e rientra nella Gran Selezione.
La vinificazione segue un ritmo classico: tre settimane di fermentazione con le bucce, poi circa diciotto mesi di affinamento. Questo associa botti nuove, vasche in acciaio inox e vasche in cemento; la descrizione menziona inoltre un affinamento in fusti di rovere. Al naso ritrovo un mix seducente di ciliegie nere ed erbe fresche. La bocca dispiega la ciliegia nera e la mora succosa, sostenute da un tocco speziato e una piacevole mineralità. Erbe balsamiche, cioccolato fondente e una sfumatura terrosa che evoca l'ossido di ferro apportano profondità. Il finale, discretamente segnato dall'arancia sanguinella, prolunga l'insieme senza pesantezza. È un vino rosso in cui la freschezza mantiene il suo posto lungo gli strati aromatici.
Lo servirei con selvaggina, una carne rossa o un salume di carattere: i loro sapori sostengono il frutto scuro e le note speziate senza mascherare la finezza del vino. I formaggi stagionati offrono un'altra bella pista, soprattutto se vuoi prolungare il pasto con sfumature più terrose e balsamiche. La sua produzione è minima e vengono proposte poche annate; questo ne rafforza l'interesse da scegliere per una tavola dove ci si prende il tempo di assaggiare. Lascia nel bicchiere un po' di spazio per seguirne l'evoluzione, poi torna al finale, in cui l'arancia sanguinella e la mineralità firmano un profilo meno massiccio che profondo. Se cerchi un Chianti Classico di Sangiovese costruito sulla precisione, la freschezza e l'espressione del luogo, l'Ipsus 2021 merita un posto a tavola.
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