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Il vino
Ti consiglio questo vino bianco toscano per la sua personalità, che dipende tanto dalla sua origine quanto dalla sua affinatura: un'Inzolia proveniente da una vecchia parcella dell'isola del Giglio, coltivata in agricoltura biologica, poi affinata dodici mesi in botti di rovere. Il Testamatta Bianco 2020 unisce così una materia ampia a una trama minerale e a un'acidità vivace, senza nascondere il segno del legno.
Classificato IGT Toscana, questo vino proviene da Serrone, un vigneto unico situato nella parte sud-orientale dell'isola del Giglio, al largo della costa toscana. Le viti occupano terrazze tra 60 e 150 metri di altitudine; crescono su un suolo granitico povero e hanno più di cento anni. L'Inzolia, chiamata anche Ansonica, è un vitigno bianco tradizionale dell'isola. La scelta di questa parcella singolare distingue il bianco dal Testamatta rosso, assemblato da diversi lieux-dits.
La storia del vino è legata ai ricordi d'infanzia di Bibi Graetz al Giglio: quelli dei viticoltori che raggiungevano le vigne con i loro asini hanno nutrito il suo interesse per il vitigno locale e per le vecchie viti. Anni di ricerca e sperimentazione hanno preceduto la prima annata, uscita nel 2016. Per questa 2020, la vendemmia è manuale. I grappoli vengono diraspati, poi pressati delicatamente con ghiaccio carbonico; una breve macerazione, di meno di un'ora, accompagna il lavoro. Dopo la pressatura, il mosto viene chiarificato per decantazione in vasca d'acciaio e riposa circa 48 ore a bassa temperatura. Il vino viene poi affinato sulle fecce in botti di rovere per dodici mesi.
Le note disponibili non precisano il colore del vino: preferisco non descriverlo a caso. Il naso è segnato dal legno, con aromi di pera secca e di mela, poi un tocco di selce. In bocca la materia è cremosa, ampia e ben strutturata; una leggera sensazione masticabile si equilibra con un'acidità franca. Il carattere minerale accompagna il tutto, mentre il finale resta rotondo. Questo profilo dà un bianco di grande struttura, in cui l'affinamento è percepibile, ma dove il frutto e la vivacità conservano il loro posto.
Lo servirei con un piatto capace di accogliere la sua rotondità e la sua freschezza, senza cercare di mascherare le note di rovere: un pesce semplicemente preparato o una cucina di verdure possono offrire un abbinamento equilibrato. È anche un vino da aprire quando hai voglia di esplorare un'altra sfaccettatura della Toscana, attraverso l'Inzolia e le terrazze del Giglio piuttosto che i rossi con cui la regione è spesso associata. Prenditi il tempo di lasciarlo esprimersi nel bicchiere: la sua materia, la sua acidità e le sue sfumature di frutta secca compongono una degustazione insieme ampia e precisa.
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