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La Toscana Nascosta

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Qual è la storia della castagna del Monte Amiata?

La storia della castagna del Monte Amiata, è innanzitutto quella di un alimento di base per le famiglie di montagna: fin dal XIVᵉ secolo, gli statuti delle comunità locali proteggevano i castagneti e regolamentavano la raccolta. Il proprietario aveva un periodo riservato, poi la raccolta si apriva a tutti e poteva proseguire fino al carnevale, affinché anche i più poveri potessero trovare di che nutrirsi. Le castagne si mangiavano fresche o essiccate, spesso in farina, in polenta e in castagnaccio; completavano un'alimentazione che dipendeva fortemente dalle risorse locali.

La coltura è perdurata grazie alle condizioni del massiccio: i castagneti si trovano tra 350 e 1 000 metri, su suoli in particolare derivati da rocce vulcaniche. Oggi, la denominazione Castagna del Monte Amiata IGP, riconosciuta nel 2000, riguarda tre varietà: Marrone, Bastarda Rossa e Cecio. La raccolta si effettua generalmente da metà settembre a metà novembre. Se passi in zona in autunno, puoi assaggiarla arrostita o in preparazioni locali; non è solo una specialità di stagione, ma il retaggio di un'economia rurale in cui la castagna contava tanto per nutrire gli abitanti quanto per far vivere i boschi.

Il castagnaccio ha qualcosa di furbo: racconta una cucina di montagna ben più ingegnosa di un dolce da vetrina. Una storia che si legge… e che fa venire fame!

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