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Il vino
Il nome evoca un gatto rosso, calmo e misterioso; il vino, a sua volta, racconta un angolo di Toscana lavorato a misura d'uomo. Ti consiglio questo rosso biologico e vegano per il suo frutto schietto, la sua freschezza e quella rusticità elegante che non cerca di mascherare la sua origine.
Dal 2012, la tenuta Sàgona coltiva i pendii del Pratomagno, in una parte meno turistica della Toscana. Qui i terreni sono frammentati e le colture si alternano: olivi, alberi da frutto, cereali e vecchie vigne compongono un paesaggio agricolo diversificato. La filosofia della tenuta si riassume in tre gesti: coltivare, preservare e raccontare il territorio, rispettandone i ritmi.
Le uve del Gattorosso crescono a 300 metri di altitudine, su suoli limosi e sabbiosi. L'assemblaggio dell'annata 2024 riunisce il 65% di Sangiovese, il 25% di Malvasia Nera e il 10% di altri vitigni a bacca rossa, tra cui il Colorino, il Ciliegiolo e il Canaiolo. Il vino è presentato come IGP Toscana. La vendemmia è manuale; ogni varietà fermenta separatamente con lieviti indigeni, senza controllo della temperatura. L'affinamento dura dieci mesi. La tenuta lavora in agricoltura biologica e il vino è vegano.
All'assaggio, le indicazioni disponibili descrivono un rosso fresco e strutturato, dal frutto netto, con un'elegante rusticità. Il colore è rosso, ma la sua sfumatura non è precisata; anche le note di degustazione non dettagliano gli aromi particolari del naso. Preferisco attenermi a ciò che viene dichiarato piuttosto che promettere frutti o spezie che non sono documentati. In bocca, i riferimenti forniti sono quindi la freschezza, la struttura e la nitidezza del frutto, in uno stile giovane, con un corpo misurato piuttosto che imponente.
Lo servirei con un risotto, un piatto di pasta o una pizza, abbinamenti che lasciano alla sua freschezza e al suo frutto il compito di accompagnare il pasto senza occupare tutto lo spazio. Può anche accompagnare una carne rossa, come suggerisce la tenuta. Il suo profilo sembra particolarmente adatto a una tavola conviviale, quando hai voglia di un rosso toscano di carattere senza cercare un vino pesante o dimostrativo. L'affinamento di dieci mesi e l'assemblaggio di vitigni locali gli conferiscono un radicamento preciso, mentre la sua espressione resta accessibile attorno a un piatto condiviso. Se vuoi assaggiare una Toscana agricola, fatta di parcelle miste e gesti semplici, il Gattorosso 2024 offre una porta d'ingresso sincera: stappalo per la cena e lascia che il Pratomagno si inviti a tavola.
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