
Il luogo
Questa chiesa merita una deviazione per ammirare un insieme eccezionale di terrecotte dei della Robbia, in un contesto medievale ben conservato.
👥 Per chi: Viaggiatori curiosi d'arte religiosa rinascimentale e di storia medievale, in cerca di borghi di montagna autentici.
A Santa Fiora non si incontra questa chiesa per caso: le viuzze del borgo antico sembrano tutte portarvi. La Pieve delle Sante Flora e Lucilla si erge nel quartiere del Castello, nel cuore del paese. Una precisazione per la mappa: Santa Fiora si trova nell'entroterra del Monte Amiata, in provincia di Grosseto, lontano dalla costa. Qui l'aria profuma più di pietra fresca e castagne che di sale marino.
Dall'esterno, la facciata di pietra scura appare quasi austera. Prenditi il tempo di alzare lo sguardo: il grande rosone gotico proviene dall'antica chiesa di San Leonardo, oggi scomparsa. Il portale rinascimentale e gli stemmi raccontano invece un'altra pagina della storia locale. La pieve è menzionata già nel 1142, ma la chiesa attuale risale al XIV secolo; ampliata nel tempo, ha assunto la pianta a tre navate durante i lavori del 1792.
All'interno, lo sguardo si abitua dolcemente alla penombra. Poi appaiono il bianco e il blu delle terrecotte smaltate, luminose senza essere appariscenti. Andrea della Robbia e la sua bottega realizzarono questo straordinario insieme tra il 1464 e il 1490. Non si tratta di un museo allestito a parte: le opere trovano posto nella chiesa, in mezzo agli usi e alla memoria di una comunità. Per prolungare la scoperta dei paesaggi e dei borghi della regione, potrai leggere il nostro articolo su Arcidosso e il suo borgo medievale del Monte Amiata.
Inizia dal Battesimo di Cristo, vicino al fonte battesimale. La scena è incorniciata da un festone di foglie e frutti: si distinguono in particolare cotogne, associate agli Sforza, e castagne, frutto nutriente della montagna. Il dettaglio ha qualcosa di tenero: la storia sacra si mescola qui al paesaggio e ai simboli della vita locale.
Nella navata centrale, il pulpito reca tre pannelli: l' Ultima Cena, la Risurrezione e l’Ascensione. Nella navata destra, lo sguardo è attratto dalla pala della Madonna della Cintola : la Vergine consegna la sua cintura a san Tommaso, arrivato in ritardo per assistere alla sua partenza. Cercate anche il trittico dell'Incoronazione della Vergine, circondata da san Francesco e san Girolamo. I contorni netti, i panneggi e i piccoli frutti scolpiti meritano di essere osservati senza fretta.
Le opere non raccontano soltanto la fede. Portano anche il segno dei potenti che hanno plasmato Santa Fiora. La collezione fu commissionata dai conti Sforza; il reliquiario delle sante patrone, Flora e Lucilla, ricorda invece i legami tra le famiglie Aldobrandeschi e Sforza. Sarebbe stato realizzato intorno al 1450 e reca le insegne di diverse casate. In questa piccola chiesa, devozione e politica convivono senza clamore, incise negli oggetti quanto nella pietra.
Altro dettaglio da notare all'esterno: lo stemma degli Sforza e dei Conti di Segni sulla facciata sarebbe stato collocato intorno al 1547, in occasione del matrimonio tra Mario Sforza e Fulvia Conti di Segni. Sono queste piccole storie, quasi nascoste nei dettagli architettonici, a far venire voglia di guardare una seconda volta.
La visita è breve, ma merita una vera pausa: siediti qualche minuto e lascia che lo sguardo passi dal blu profondo degli smalti alle pietre scure della navata. Poi prolunga la passeggiata nel borgo di Santa Fiora, le cui vie convergono verso la pieve, prima di lasciarti tentare dagli altri tesori del Monte Amiata, come la Torre Aldobrandesca di Arcidosso e il suo panorama sull'Amiata.
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