
Il luogo
Questo borgo arroccato sull'Amiata merita una deviazione per il suo patrimonio medievale e le sue sorgenti spettacolari, ma cerca tu stesso i buoni indirizzi gastronomici.
👥 Per chi: Viaggiatore curioso di storia, natura e tradizioni, che ama passeggiare a piedi in un borgo autentico lontano dai grandi itinerari.
A Santa Fiora, sul versante sud del monte Amiata, l'acqua non è una semplice cornice: è la presenza discreta che accompagna la passeggiata. Se ne sente il mormorio nei canaletti, la si intuisce sotto i selciati, e la si ritrova nel cuore della Peschiera. Il paese si aggrappa a una collina di trachite scura, tra castagni e vicoli in salita. Con il tempo grigio la pietra sembra quasi nera; dopo la pioggia cattura la luce come vetro.
Il mio consiglio: non cercate di "vedere tutto" in un'ora. Santa Fiora si scopre a piedi, scendendo da un quartiere all'altro, fermandosi su una piazza, entrando in una chiesa se è aperta. Fuori stagione la quiete fa parte dell'esperienza: qualche persiana chiusa, una conversazione che esce da un bar e il rumore dell'acqua come colonna sonora.
Il centro storico si divide in tre terzieri Castello, la parte più antica, dove restano tracce degli Aldobrandeschi; il Borgo, che si raggiunge dalla Porticciola; e Montecatino, oltre la porta San Michele. Prendete il tempo di seguire via Carolina: collega le alture con la parte bassa del paese e fa percepire il suo rilievo, le sue soglie di pietra e i cambi di atmosfera. Nel quartiere del Borgo si trovava anche l'antico ghetto ebraico, a ricordo di una storia locale più complessa di una semplice cartolina.
Santa Fiora compare nei documenti già nell'890. Diventa poi un centro importante dei conti Aldobrandeschi; nel 1439, il matrimonio di Bosio Sforza con Cecilia Aldobrandeschi fa passare la contea agli Sforza. Questa successione di poteri ha lasciato il segno nell'edificato, in particolare intorno al palazzo comitale, oggi Palazzo Sforza Cesarini e sede del municipio. Per inquadrare questi luoghi nel loro contesto, potete anche leggere la nostra scheda su Arcidosso, fortezza medievale nel cuore del Monte Amiata, un altro borgo dello stesso massiccio.
Nella chiesa dei Santi Flora e Lucilla, le terracotte invetriate della bottega di Andrea della Robbia colpiscono per il loro splendore: blu profondo, bianco lattiginoso, volti che sembrano respirare nella penombra. La collezione comprende in particolare una Madonna della Cintola, un Battesimo di Cristo e un'Ultima Cena. Anche il reliquiario delle sante Flora e Lucilla racconta l'incontro tra le dinastie Aldobrandeschi e Sforza. La chiesa è un luogo di culto: gli orari di visita non sono garantiti, meglio verificare sul posto e rispettare le funzioni.
Più in basso, la piccola chiesa della Madonna delle Nevi regala una strana emozione: una parte del pavimento in vetro lascia vedere la sorgente del Fiora e l'antica strada che passava di lì. Il fiume nasce quasi sotto i vostri piedi. Proprio accanto, la Peschiera, bacino medievale legato in origine all'allevamento di trote, fu poi sistemata a giardino dagli Sforza, e nell'Ottocento assunse l'aspetto di un parco ombreggiato. Se avete bisogno di un momento di frescura, scendete fino all'acqua e lasciate per un attimo che il paese si allontani.
Un'altra visita per capire la vita di montagna: il Museo delle Miniere di Mercurio, in Piazza Garibaldi. Inaugurato nel 2003, racconta la storia delle miniere di cinabro e la vita faticosa dei minatori, con la ricostruzione di una galleria. Non è una visita leggera, ma illumina il passato industriale e le lotte sociali della regione. Il biglietto indicato dal comune è di 2 €; gli orari segnalati dal municipio variano a seconda dei mesi e il museo è chiuso il lunedì. Queste informazioni risalgono ad agosto 2024: telefonate prima di muovervi al 0564 978823.
Per prolungare la scoperta del massiccio, la nostra guida alle tavole del Monte Amiata elenca gli indirizzi dove assaggiare i prodotti di montagna di cui si parla qui.
Il territorio ha il profumo delle stagioni. In autunno cercate i funghi e il marrone santafiorese; l'estate valorizza la cipolla rossa della Selva e piatti rustici come l'acquacotta. Nei dintorni, la strada del vino Montecucco e dei sapori dell'Amiata collega i prodotti di montagna ai vini del territorio, all'olio extravergine di Seggiano e alle castagne dell'Amiata. La tavola migliore non è necessariamente quella che promette un'esperienza spettacolare: chiedete piuttosto cosa è arrivato in cucina questa settimana.
Per organizzare il vostro itinerario intorno al massiccio, consultate anche il nostro articolo su Volterra in una giornata se contate di spingervi verso nord, oppure la pagina I 7 borghi più belli d'Italia per altre tappe.
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